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Chi ha detto che settori di ricerca estremamente tecnologici come quelli in Computing System ad esempio, non possano utilizzare i Social Media?
E soprattutto, cosa che mi sono sentita chiedere spesso negli anni, perché i Social così come altre forme di comunicazione online dovrebbero essere appannaggio esclusivo di realtà che operano in campi con target molto ampi e variegati? Vogliamo continuare a credere che chi usa Internet per aggiornarsi quotidianamente (e i dati sono decisamente impressionanti, se non l’avete già fatto, date un occhio al report Digital in 2017) lo faccia solo perché ama gif buffe, food, sport e moda? Oppure, visto che l’informazione passa sempre di più attraverso canali come Facebook, YouTube, Twitter, Instagram, LinkedIn, ma anche Whatsapp e FB Messenger, non potrebbe essere utile mettere a disposizione di pubblici ben definiti, ma ancora di gran lunga espandibili, contenuti settoriali, a volte addirittura ultra-specialistici?

Ecco allora 4 miti da sfatare a proposito dell’utilizzo dei Social Media per la diffusione di contenuti altamente scientifico-tecnologici. E parlo non a caso di “diffusione” al posto di “divulgazione” perché in quest’ultimo caso si è spesso erroneamente convinti che venga effettuata una “banalizzazione” degli argomenti al fine di riuscire a raggiungere la “massa”… in realtà non dovrebbe mai essere così: chi si occupa di comunicazione tecnica sa bene che la propria audience è la porzione più ampia possibile di una ben delineata fascia di pubblico.

1. Non esistono Social Media che arrivino al mio target

Ora, calcolando che solo in Italia più della metà della popolazione utilizza i Social, in particolare Facebook, e lo fa con una frequenza altissima di utilizzo (praticamente ogni giorno), mi chiedo: tra tutti questi utenti possibile che non esistano ingegneri specializzati, studenti e appassionati di tecnologia (solo per citarne alcuni)? Sì, Facebook, se ben sfruttato, può aiutare a raccontare la ricerca, l’innovazione, gli studi… anche quelli più “di nicchia”. Così come lo potrà fare Twitter, in un’ottica più internazionale, o Linkedin, creando ponti sempre più interessanti tra chi fa ricerca e il mondo imprenditoriale. Certo, come dicevo prima… “se ben utilizzati”. Io non credo che esistano regole “valide per tutti”, tanto meno in questo ambito, in perenne evoluzione e in continua fase di testing.

2. Non posso fare foto “belle”, come richiedono i Social Media, visto il tema che tratto

Vero, le immagini hanno un bel peso nella creazione dei contenuti e nell’indicizzazione dei post stessi, ma… chi ha detto che non si possono scattare foto capaci di evocare il lavoro che si sta facendo? Siete in un laboratorio, magari in un seminterrato? Utilizzate grandi monitor e sfondi neri con lunghe sequenze di algoritmi? Beh, provate a dare un’occhiata ai risultati che ci restituiscono siti come Unsplash o Freepik o IStock se cerchiamo semplicemente la keyword “computer”. Quindi, smartphone alla mano (o reflex ancora meglio), prendiamo spunto da alcune di queste immagini per il set-up, l’inquadratura, il taglio da dare allo scatto e… via!

3. Sui Social funzionano solo i testi brevi, cosa assolutamente poco funzionale per descrivere complessi lavori di ricerca o nuovi modelli e procedure 

Su questo mi sento di rassicurarvi. Non è assolutamente così. O meglio, dipende sempre dal vostro audience. Se vi rivolgete a persone che desiderano aggiornarsi, approfondire e capire meglio alcune tematiche, credetemi, la lunghezza è l’ultimo dei pensieri. Detto questo, qualche tips è doveroso: su Facebook, ad esempio, optate per un’alternanza di post di tipologie differenti (condivisione con commento personalizzato di un link, foto con breve testo per annunciare un talk, creazione di eventi per appuntamenti importanti, video…), relegando magari gli articoli più corposi nella apposita sezione delle “note” (nel caso del laboratorio NECSTLab del Politecnico di Milano, ad esempio, abbiamo ideato in questo modo una vera e propria rubrica settimanale “NECSTories” molto seguita e apprezzata, con interviste decisamente lunghe!); su Twitter, nonostante la recente espansione del numero di caratteri potenzialmente utilizzabile, ben vengano invece testi brevi con tag tematici e al massimo il rimando ad articoli pubblicati su altri canali ma non sottovalutate la possibilità di inserire più tweet su uno stesso tema, ad esempio durante conferenze o convegni, per poi raggrupparli e rivederli tutti insieme grazie alla comoda e recente funzione “Momenti“; Instagram e Pinterest probabilmente non fanno al caso vostro (non è detto ma spesso è così); LinkedIn, invece, si presta sempre di più agli approfondimenti… da poco, infatti, è stata introdotta anche la possibilità di scrivere articoli veri e propri, con un’interfaccia di scrittura molto intuitiva e completa, che consente di inserire immagini, video, titoli…

4. I video sono lo strumento più efficace sui Social Media ma… devono durare pochi secondi ed essere accattivanti.

Anche in questo caso, niente paura. Voi non dovete vendere un prodotto o lanciare il nuovo film in uscita nelle sale cinematografiche. Detto questo, sì i video sono importanti, come ci descrive bene quest’analisi pubblicata da Ninja Marketing, ma non devono necessariamente essere degli “spot” di pochi secondi e con effetti speciali. Ad esempio, perché non pensare a una Web TV tematica, con interviste agli esperti, magari su YouTube?

Vi ho convinto a utilizzare i Social Media per diffondere anche contenuti settoriali tecnologici? 

 

2 thoughts on “Contenuti tecnologici e Social Media: 4 miti da sfatare”

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