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Sarà deformazione professionale, sarà il mio background formativo, sta di fatto che da sempre uno degli aspetti che più mi incuriosiscono e affascinano della SEO e dei vari meccanismi di visualizzazione sui Social Media è la scrittura dei contenuti, quella che da una parte (nel caso dei siti) viene definita come “Web Writing” e dall’altra (per i Social) mi piace chiamarla “Social Media Writing“.

E proprio su quest’ultima, ecco 3 tips (un po’ controcorrente, lo ammetto) elaborati sulla base della mia esperienza personale e riferiti a profili aziendali.

1. ESSERE BREVI?

Prima riflessione: è vero che gli utenti dei Social Media vengono letteralmente bombardati da contenuti. Il loro Feed è invaso da post di amici, di pagine, di gruppi… ormai un po’ dappertutto, su Facebook tanto quanto su LinkedIn. Ma una cosa che ho notato e che spero diventi sempre più concreta è che gli stessi utenti, in realtà, cercano disperatamente contenuti interessanti e, se li trovano, non disdegnano di perderci qualche minuto in più per leggere o guardare video o cliccare su link di approfondimento (persino su Instagram ho visto post lunghissimi con un’interazione mille volte più forte rispetto a corrispettivi brevi!). Ovvio, questo non vuol dire scrivere sempre post da 1000 battute ma, quando capita l’occasione, quando abbiamo informazioni interessanti da veicolare, allora sì, scriviamo e tanto!
Stando sempre attenti a strutturare il testo al meglio, ad esempio spezzando i periodi complessi, utilizzando verbi attivi e inserendo preferibilmente frasi monoproposizionali, ma anche mettendo tag e, se può aiutare, una o due emoticons.

In fondo, anche Twitter ha ceduto alla lunghezza, no?! 😉

2. BANDIRE I TECNICISMI?

Su questo sono rigidissima. Essere sui Social non significa banalizzare o appiattire. Se scrivo di tecnologia, ad esempio, sarebbe assurdo pensare di non utilizzare termini settoriali che appartengono ai progetti o servizi o prodotti di cui devo parlare. Primo perché i Social Media è vero che si rivolgono potenzialmente a tutti, ma è altrettanto vero che chi ci seguirà e chi vogliamo raggiungere è (e deve essere) una “nicchia” di utenti con background affine al nostro. E quindi caratterizzati dalla padronanza di lessico specialistico. Non tutti i canali, poi, andranno bene per il nostro ambito, ma questo è un altro problema, collegato alle Strategie di Social Media Marketing. L’unico consiglio che ritengo sempre valido quando si usano vocaboli tecnici su media con target ampliati è quello di contestualizzare e/o parafrasare. Un esempio?

Abbiamo usato un mix hardware-software che elabora i dati “a bordo camera”; con questa speciale telecamera non registriamo quindi alcun tipo di informazioni sensibili (immagini o dati biometrici) su una scheda di memoria e favoriamo invece il rispetto della privacy.

3. QUANTI TAG USARE?

Qui è importante distinguere da Social a Social: ovviamente su alcuni, in primis Instagram, l’uso degli hashtag, così come quello dei geotag e dei tag a pagine e persone, è fondamentale e più ne introduciamo, meglio è; sempre con buon senso, però (io non ne userei più di 10 in ogni caso). Detto questo, per Facebook, Twitter, LinkedIn, è sempre importante inserire delle keywords ma è bene sceglierle in modo accurato e postarle poi o all’interno del testo (se funzionale e se in numero esiguo, 1 o 2 max) oppure alla fine, distanziandole con una riga vuota o tre trattini e limitandoci comunque a 3-4 max. In tutti i casi, quello che consiglio è di scegliere sia parole chiave che riportino al macro-tema che trattiamo, sia parole chiave più specifiche, strettamente inerenti all’argomento del nostro post.

I tips proseguiranno ma… per ora mi piacerebbe sapere cosa ne pensate di questi primi tre 🙂

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